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Canile di Genova
una proposta dell'ENPA |
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| La sezione Genovese dell’Ente Nazionale Protezione Animali, d’intesa con la Presidenza Nazionale dell’Ente, manifestata una viva preoccupazione per il futuro riservato al Canile Municipale, polo veterinario genovese, di via Adamoli a seguito del nuovo appalto deciso dal Comune per la sua gestione ( delibera n°314/2002 approvata dalla Giunta il 14 marzo, su proposta dell’Assessore Elio Volpone). Anche a nome del Presidente nazionale dell’Ente, Paolo Manzi, è stato richiesto un incontro al Sindaco di Genova per illustrare i motivi delle preoccupazioni, ma anche per esporre una proposta alternativa che cerca di contemperare le esigenze di buona amministrazione e quelle di tutela degli animali. Per capire per le nostre preoccupazioni, va considerato che si tratta di animali ( cani, in prevalenza, ma anche gatti) sfortunati in quanto abbandonati, feriti o malati, Ecco i dati che emergono dall’esame della Delibera comunale. 1) Rispetto agli anni precedenti lo stanziamento deciso dal Comune è stato ridotto per le associazioni no-profit del 20 per cento ( da 480 milioni di vecchie lire a 400). Inoltre, poiché non è previsto come era invece in precedenza il recupero dell’IVA per tali associazioni ( poiché per esse l’IVA non è deducibile ) , esse dovranno di fatto sopportare un ulteriore costo ( l’IVA per l’appunto) pari a circa il 20 %. E siamo già a quasi meno 40 % . 2) Per la prima volta il Comune ha deciso di effettuare una gara con il criterio del massimo ribasso,. ( quella precedente del 1999, quindi stessa Giunta non prevedeva il meccanismo dei ribassi) . Non era mai successo, da quando il Comune di Genova gestisce il Canile ( e si parla di tante e diverse Amministrazioni) che si scegliesse un gestore sulla base della semplice convenienza economica Sono i meccanismi infernali dei ribassi d’asta che provocano le scene raccapriccianti di cani congelati vivi; quando sulla cura di essere viventi si innesta il lucro, i rischi di odiose speculazioni aumentano. Si aggiunga che il Comune ha pensato bene di addossare al futuro gestore anche i costi della “sua” struttura: acqua, luce e gas. Si tratta di parecchi migliaia di Euro all’anno ( si pensi solo al riscaldamento quando c’è la tramontana). Alle riduzioni dello stanziamento, agli oneri aggiuntivi ed al costo rappresentato dall’IVA vanno aggiunti i ribassi d’asta. Quindi la proposta approvata dalla Giunta comunale, senza alcuna confronto con Commissione Affari animali ( un organismo consultivo che è sempre stato ascoltato in occasioni importanti come queste e che invece stavolta non è stato neppure riunito ) di fatto comporta un taglio di circa il 50 % rispetto agli stanziamenti precedenti. 3) Il meccanismo dei massimi ribassi è paradossalmente proprio quello che agevolerà l’accesso di enti “profit”, che non hanno il “costo” dell’IVA perché se la possono scaricare; anche in questo caso è la prima volta dal 1988 (ottantotto) che il Comune di Genova avvia un meccanismo che consente una gestione speculativa del suo ricovero per animali randagi. 4) Nei requisiti richiesti dal Comune non c’è neanche traccia di garanzie sui trascorsi dei concorrenti ; non chiedono ad esempio di documentare l’assenza di procedimenti penali per maltrattamento animali; Quindi se la “Canile-di-Trani-che-congela-i-cani SRL” si presentasse e facesse il ribasso giusto, il Comune di Genova gli darebbe da gestire il Canile. E neanche viene richiesta la disponibilità di attrezzature ( quelle attuali sono tutte di proprietà del gestore) o garanzie sulla solvibilità economica (il Comune paga con mesi di ritardo) o un minimo di esperienze maturate in attività similari. 5) Viene tagliata anche l’assistenza veterinaria; prima era di quasi 9 ore al giorno. Ora è previsto che il Veterinario debba stare al Canile soltanto per due ore al giorno, Ricordiamoci che si tratta di animali con problemi, spesso malati o feriti e che in via Adamoli, grazie all’impegno di questi anni, era stato possibile realizzare un polo di valenza veterinaria molto attrezzato. Tutto questo verrà azzerato: il taglio delle cure veterinarie è dell’ 80 per cento. 6) L’attuale decisione del Comune ha smontato il precedente meccanismo che incentivava gli affidamenti ed evitava l’affollamento del Canile. Infatti dal 1998 al 2001 i cani presenti sono costantemente diminuiti. Ora invece, introducendo il solo criterio del ribasso, si provoca il fenomeno contrario : ci sarà interesse ad avere più cani per poter introitare di più, e far così fronte ai costi degli alimenti, del personale, dei medicinali e delle attrezzature ( solo per queste ultime si valuta una necessità minima sugli 80 milioni di vecchie lire ) ; 7) il Comune di Genova contraddice sé stesso : nella delibera viene riconosciuto che la gestione di un Canile comporta “l’onere di disporre di attrezzature specifiche per la cura ed il governo degli animali”; ma poi nel meccanismo della gara questo elemento viene tranquillamente dimenticato e si preferisce dare punteggi a valutazioni assolutamente discrezionali, il che - certo - in periodo elettorale non aiuta a farsi un giudizio sereno di questa delibera ( non si sa neppure chi farà parte della Commissione di giudizio ! ). 8) Non ci sono soltanto gli animali nel mirino della delibera proposta dall’Assessore Volpone : il taglio degli stanziamenti comunali avrà pesanti conseguenze anche sui livelli occupazionali: attualmente lavorano per il Canile 5 persone : diverse di esse perderanno il lavoro. Sono già partite le lettere di licenziamento e di comunicazione al sindacato: per i lavoratori i rischi non vengono dall’articolo 18, basta essere oggetto delle attenzioni della Giunta Comunale. Si è quindi in presenza di un brutale taglio di un servizio, la cui entità non è giustificabile neppure con le pur note difficoltà della finanza locale, e che contraddice tante affermazioni di principio ed impegni politici sulla cura e tutela degli animali come uno degli elementi di civiltà di una comunità locale. In conclusione si ritiene che la Delibera 314/02 rappresenti un grave rischio per il futuro benessere degli animali del Canile, un terribile passo indietro di 15 anni del Comune nella politica di cura e tutela degli animali e, nonostante tante promesse e passerelle , una porta aperta alla speculazione commerciale sulla pelle di animali sfortunati. Con questa delibera il Comune, o meglio l’Assessorato alla sviluppo sostenibile, ci portano indietro a prima del 1990, quando al Canile morivano ogni anno decine di cani per mancanza di cure e di alimenti. Anni di battaglie e di impegno delle associazioni animaliste genovesi per rendere meno tragico il Canile e che hanno portato alla realizzazione di un polo veterinario importante ( di cui il Comune dovrebbe essere fiero, invece di tagliarlo) sono state cancellate con un colpo di spugna con un provvedimento assunto in gran fretta e in gran segreto proprio alla vigilia di una scadenza elettorale, sottraendolo all’esame di quello stesso Consiglio Comunale che tre anni fa aveva a lungo discusso della precedente Delibera. Ci appelliamo quindi tutti gli schieramenti affinché intervengano concretamente per evitare questi rischi e per rimettere in discussione questa decisione. Chiediamo quindi un impegno affinché la nuova amministrazione Comunale, qualunque essa sia, spazzi via questa delibera, applicando criteri più equi e meno speculativi per la gestione di questa struttura e dei suoi sfortunati ospiti. Poiché tuttavia l’ENPA pur avendo a cuore la sorte degli animali, vuole capire anche le ragioni di chi amministra un Ente pubblico, ci si è fatti carico di avanzare una proposta tecnica, frutto della esperienza che l’Ente ha a livello nazionale per aver analizzato per decenni con attenzione il fenomeno del randagismo, tramite le sue oltre 90 sezioni sparse su tutto il territorio nazionale Ci pare che il problema sia di scongiurare due rischi : da un lato che qualcuno, con i ribassi, possa speculare sulla pelle degli animali, dall’altro il timore del Comune che le spesa vada fuori controllo, anche sinora non è successo.. La proposta nasce quindi dalla volontà di contemperare queste due esigenze, entrambe fondate e viene illustrata in sintesi nella scheda della pagina seguente. Chiediamo a tutti coloro che sono d’accordo di sottoscrivere questa proposta o, almeno, di dichiarare che può essere un buon punto di partenza per rivedere la Delibera assunta dalla Giunta Comunale. Vogliamo discutere di come migliorare davvero la gestione del canile ed il benessere dei suoi ospiti, senza ricorrere al brutale meccanismo dei ribassi ? Hanno sinora aderito alla proposta ENPA : - Franco BARCHI - Lista Noi per Sansa per Genova - Gianni BERNABO’ BREA Alleanza Nazionale - Antonio BRUNO indip. Rifondazione Comunista - Alfonso PITTALUGA D.S. - Egidio SACCONE C.C.D. - Gianfranco TIEZZI Margherita Proposta ENPA per il Canile di Genova : 1) eliminare ogni riferimento a ribassi d’asta per evitare che poi si ripercuotano sul benessere degli animali 2) eliminare ogni riferimento a corrispettivi : gestire il Canile non dove essere una attività lucrativa, nessuno ci deve guadagnare ( o rimettere) una lira, ma va previsto il solo rimborso delle spese effettivamente sostenute. 3) mantenere un presidio veterinario giornaliero ( anche come servizio al pubblico ed ai tanti volontari che nella società civile si occupano di animali) dotato delle necessarie attrezzature, sia per le terapie che per il pronto soccorso. Il servizio veterinario allestito al canile deve essere una risorsa di cui il Comune deve andare fiero, non viverlo come un onere. E se qualcosa non funziona la soluzione è migliorarla, non tagliarla. 4) Garantire la presenza di adeguate attrezzature, di un minimo di esperienza di gestione e assicurarsi che il gestore non abbia precedenti penali per maltrattamento di animali. Come evitare i ribassi e le speculazioni. Sia il Comune a decidere quale può essere un costo giornaliero equo per mantenere un cane; vista l’esperienza accumulata in tutti questi anni non è una cosa difficile, ma se ritiene a tale scopo istituisca una Commissione indipendente di alto valore tecnico scientifico da affiancare ai propri uffici e con la presenza di esperienza e professionalità di indiscussa competenza ( ad esempio docenti in materie veterinarie, gestori di canili pubblici di altre regioni, responsabili di Uffici animali di altri Comuni, ecc. ) che stabilisce il costo al giorno per il mantenimento di un cane. Per mantenimento si intende sia l’alimentazione, sia le cure ed i medicinali, sia i lavori necessari per rendere accettabile la struttura ( pulizia, manutenzione minuta, ecc.), sia un minimo di spese generali ( riscaldamento, acqua, utenze, rifiuti, ecc.). Sulla base di questo costo si dia da gestire il Canile dietro il solo rimborso delle spese documentate, ed esclusivamente sulla base della presentazione ogni mese delle fatture di acquisto sostenute dal gestore. Dovrà inoltre essere fissato un tetto massimo oltre il quale comunque non si paga, in modo da evitare che vi sia interesse ( o anche solo il sospetto) di avere più affollamento di cani per avere più soldi. Un esempio, per chiarire : se si stabilisse che un cane al giorno costa poniamo 2,35 euro ed il Comune dovesse pagare per un certo mese un totale di 2,35 x 5.213 giorni/cane , cioè 12.252 euro, e se per quello stesso mese venissero presentate per il rimborso fatture per 10.425 euro, il Comune dovrebbe pagare 10.425 euro ( e non 12.252), cioè appunto le sole spese documentate. In questo modo si evita anche solo il sospetto che qualcuno possa lucrare sulla gestione, ma si evita anche il rischio che qualcuno offra prezzi stracciati, ma poi faccia mancare i servizi agli animali. Il tetto massimo oltre il quale il Comune non paga potrebbe essere confermato come quello già previsto nella delibera 413/02 ( cioè 400 milioni all’anno ), eventualmente con un lieve correttivo in diminuzione per incentivare gli affidamenti. Stabilendo il tetto massimo il Comune non avrebbe neppure la preoccupazione ogni anno di dover fare degli aggiustamenti di bilancio per coprire le spese in eccedenza. ENTE NAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI ENTE MORALE Sezione provinciale di Genova Corso Europa 631 16148 Genova tel 010.374 2050 fax 010.374 2407 e-mail dastro@tiscalinet.it |
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