Rebecca Container |
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ALBERTO TRUCCO UNREVEALED ARGUMENTS 1995 - 2001 13 ottobre - 24 novembre 2001 dal martedì al sabato dalle 16 alle 19 vernissage sabato 13 ottobre dalle ore 16 alle 21 REBECCA CONTAINER GALLERY Piazza Grillo Cattaneo 2r. 16123 Genova - I tel +390102543584 fax +390102516819 e-mail info@rebeccacontainer.com ALBERTO TRUCCO L’opera di Alberto Trucco documenta una ricerca che dalla pittura è passata alla scultura fino alla progettazione di installazioni dalla potente carica visionaria. Scelte formali diverse, accomunate però da una stessa processualità creativa e da un nucleo tematico forte che ne confermano l’autenticità. Inizialmente, l’azione di cancellare e coprire coincidevano col gesto stesso del dipingere, atto espressivo di matrice informale che aveva già in sé ampie potenzialità plastiche. Se la maniera del porre e del levare in scultura possono essere rappresentate dal cancellare per copertura o per eliminazione, ben presto la stessa pellicola pittorica si apre allo spazio con l’inserimento di vetri tra spettatore e dipinto. Tokio Star è una vera e propria trappola per lo sguardo. L’impianto compositivo centrale sembra proporre un’armonia senza sorprese, ma la scoperta della maschera nera celata dal rettangolo bianco offre improvvisamente nuove possibilità di lettura dell’opera. E da qui maschere, veli, vetri sabbiati; strumenti con cui Alberto inventa sempre nuove cancellature paradossalmente per svelare ciò che nasconde, quasi come una parola cancellata in un manoscritto può tradire le intenzioni dell’autore a dispetto di tutte le altre. Da una simile contraddizione, nascono oggetti come il Tavolo asociale o Visione celata volontà rivelata. In entrambi i casi la funzionalità è stata negata, eppure, protetti dal vetro che divide il tavolo, socializziamo più facilmente superando i pregiudizi legati alle apparenze; sprofondati in una nebbia che ci preclude ogni punto di riferimento visivo, naufraghiamo nella realtà quotidiana affinando nuovi sensi. Il nucleo tematico cui attinge l’opera di Alberto è comunque il mare con tutte le reverie che scaturiscono dalle acque profonde. La sua esperienza di tuffatore professionista a contatto con il mondo olimpionico ed il ricordo del padre sommergibilista potrebbero bastare a capire gran parte del suo lavoro, influenzato anche formalmente dalla pratica del mondo sommerso. Nel modello per l’installazione Ring - madre archeologica, la teca di vetro sabbiato racchiude un interno borghese coperto di cipria e cinto da un ring. Qui l’acqua è la madre archetipica, evocata attraverso un vago ricordo personale, zattera che galleggia con i suoi combattimenti lontani su un mare nebbioso senza approdi. In generale, le profondità sottomarine coincidono con gli spazi dell’introspezione, suggerita esplicitamente da Alberto in sculture come le teste mascherate e Itself. L’azione calma e inesorabile del mare ci restituisce oggetti trasformati e caricati di nuovo valore, intimo e nascosto come il suono dei diamanti nascosti da un cristallo opaco (Anello celato); come un coccio di vetro raccolto sulla spiaggia. Al fruitore il compito di tuffarsi in se stesso per superare il sottile disagio di una visione che non può distinguere e di una tattilità negata e condividere con l’artista un senso di vitale incompletezza. Massimo Palazzi, Settembre 2001 |
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